“Basterebbe ascoltare”. La vita. La psicoterapia

Se soggettivo è ciò che viene detto da un soggetto, allora oggettivo è ciò che viene detto da un oggetto”. Heinz von Foerster

Questo post nasce in realtà da una piccola incomprensione con un artigiano. Spiego l’evento: per varie ragioni mi trovo a fare da intermediario tra mia madre ed un artigiano per dei lavori a casa sua. Il lavoro è piccolo e semplice. La richiesta di mia madre mi pare chiara. La riporto al professionista che fa un preventivo sui lavori, ma che non è congruente a quanto richiesto. Mia madre si arrabbia e inizia a cercare un’altra persona per un altro preventivo. Io alzo il telefono e chiedo ragioni all’artigiano che mi spiega di aver fatto quel preventivo aggiungendo un servizio in più che sicuramente avrebbe fatto piacere alla sua cliente…

Al di là della poca capacità del professionista di andare incontro alle esigenze del cliente, mi ha colpito come l’artigiano abbia commesso un errore in buona fede. Ma una buona fede dettata dal suo punto di vista, dalle sue premesse, dalla sua visione del mondo. Visione che, nonostante le buone intenzioni, avevano scontentato la sua cliente che non si era sentita ascoltata e riconosciuta nella domanda.

Intendiamoci, non è possibile fare altrimenti. In ogni caso noi possiamo solamente portare con noi la nostra visione del mondo attraverso la quale vediamo gli altri (e noi stessi…!!) come fosse un filtro, una lente. Il tema è ben affrontato dal costruttivismo, il costruzionismo sociale ecc, ma ancor più da secoli di filosofia e in generale dagli approcci postmoderni.

Non possiamo avere una visione oggettiva della “realtà”ma solo punti di vista soggettivi.

Ma non è di questo che voglio parlare.

Si perché la cosa interessante dell’essere umano, uno dei miracoli che riusciamo a fare è che, nonostante tutto ciò, abbiamo la possibilità di mettere tra parentesi, anche momentaneamente, la nostra visione per ascoltare quella dell’altro. Consapevole che la mia visione del mondo è solo una tra le tante visioni, ho la possibilità di lasciarla da parte momentaneamente per ascoltare l’altro.

Rimane per me un mistero su come ciò si possa fare, ma io credo che:

I. l’essere umano abbia questa capacità innata;

II. la cosa è vitale per l’individuo e la specie, ma comporta lo sforzo di mettere da parte il nostro, altrettanto innato, egocentrismo;

III. non esiste altra possibilità di comprendere l’altro.

Ecco come, io credo, l’ascolto sia da un lato così semplice e naturale e al contempo così impossibile da attuare.

In ogni caso lasciarsi prendere per mano dall’altro e farsi accompagnare nel suo mondo per vederlo con occhi di bambino, penso sia l’unico modo (o il modo principe) per comprenderlo, per viverlo e, come nel caso della psicoterapia, per prendersene eventualmente cura.

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