“Mio figlio non andava forte!” ovvero “Siamo figli del desiderio” parte 1.

Ho preso la seconda affermazione da Renzo Marinello, collega sistemico che, insieme Davide Sacchelli, cita il pensiero di Marcel Gauchet per un’analisi psicologica e sociologica del recente fenomeno delle separazioni conflittuali. Non è questo lo spazio oggi di questo tema (per chi volesse può approfondire la cosa sul loro testo).

La cosa che mi interessa viene dalla prima frase. Detta da un padre che arrivando sul luogo dell’incidente d’auto che coinvolgeva il figlio, la sostiene con forza con il Carabiniere che stava effettuando i rilievi.

Mio figlio è innocente. A prescindere. Sia nel suddetto incidente, sia con le maestre, insegnanti, arbitri, datori di lavoro, ecc. Quante volte capita alle insegnanti di dover giustificare il proprio voto a genitori schierati (a prescindere!!) con la propria prole?

Se il figlio che da me viene è figlio del desiderio, del MIO desiderio, ebbene questi non ha altra possibilità che soddisfarlo. Senza se e senza ma. E nessuno può mettersi in mezzo tra il mio desiderio (mio figlio) e la realizzazione dello stesso. Neppure mio figlio medesimo.

In questo senso mio figlio DEVE essere vincente. Non può commettere errori, essere imperfetto, perdere (avete mai assistito ad una partita di calcio di bambini o ragazzi??)… essere umano insomma. Mio figlio, in quanto frutto del mio desiderio, porta con sé (o, meglio, SU di sé) le aspettative della realizzazione dello stesso.

Per questo né lui, né nessun altro possono dirmi che sbaglia…

Tema importante sui cui intendo ritornare. Volevo però qui introdurre il tema perché tanti ragazzi sono bloccati nella loro esistenza o la nascondono dietro social, approvazione, videogames, ecc. Ma se il mio “scopo di vita” è quello di soddisfare il desiderio dei miei genitori: quali sono questi desideri? Come fare a realizzarli? E ancora: io dove sono? Quali sono i miei desideri? Qual’è la mia “individualità”?